Morrovalle è un centro agricolo e industriale della provincia di Macerata che si trova a 246 metri sul livello del mare, su una collina tra le valli del torrente Asola e del fiume Chienti.
Esso si trova 16 chilometri a est-nordest rispetto al capoluogo e conta 8 mila e 500 abitati, comprese le frazioni di Trodica, San Claudio e di Stazione di Morrovallle.
Da un punto di vista economico, è molto sviluppata l’agricoltura, ma anche l’allevamento e la bachicoltura.
Notevole è stato, specie negli ultimi anni, lo sviluppo industriale, con imprese attive nel settore calzaturiero, meccanico, della carta e dei mobili.
Storicamente, Morrovalle nacque nel medioevo come borgo fortificato e partecipò alla pace di Polverigi, con cui nel 1202 si ebbe la fine di molte piccole e grandi ostilità fra diverse città delle Marche.
Successivamente si schierò con i ghibellini ed entrò in conflitto con la vicina città di Civitanova.
Questo gli costò nel trecento una prima devastazione, seguita poi da una seconda, per mano del rettore della Marca e quindi da una terza nel quattrocento, ad opera del re Alfonso d’Aragona.
Dopo questa serie di brutti eventi, legò il suo destino al più grande centro di Macerata e poi alla giurisdizione dello stato pontificio.
Da un punto di vista artistico e culturale, ci sono diversi monumenti da visitare, tra cui spicca la poderosa e trecentesca torre medievale.
C’è poi il palazzo Lazzarini, anch’esso del trecento, un edificio di notevole interesse storico con numerosi elementi gotici (portale e finestre) e che fu sede del comune di Morrovalle fino al 1479.
Tra le chiese della zona, mentre rimane in abbandono quella duecentesca dell’ex convento dei frati minori, vale la pena invece di visitare quella di San Francesco, originaria sempre del tredicesimo secolo, ma riedificata nel 1560.
Tutto il centro storico in generale mantiene un aspetto medievale che lo rende particolare e misterioso, mentre il resto del paese si è sviluppato al di fuori delle mura e lungo la vallata del fiume Chienti, seguendo le vie di comunicazione e le direttrici dell’industrializzazione.
Il patrono del paese è San Bartolomeo e cade il 24 agosto, celebrando anche la principale festa in paese.
Tra i locali più caratteristici della zona, vi consiglio invece “Geleò”, un pub molto bello e tipico, ricavato dalle cantine del palazzo Lazzarini, di cui vi ho appena finito di parlare.
Secondo me, i pregi del paese sono racchiusi nella fusione di diversi elementi, spesso contrastanti.
In questo Morrovalle è in fondo un simbolo delle Marche, dove il medioevo e lo sviluppo moderno, le tradizionali attività agricole e l’industrializzazione, la campagna aperta e lo sviluppo dei nuclei abitati convivono in un equilibrio che continua a rinnovarsi nel tempo.
La natura e il paesaggio della zona poi sono un qualcosa di molto bello, che ti rimane dentro come una piacevole ed affettuosa realtà che si ripropone ogni giorno di più.
Difetti?
Mancano da un punto di vista storico edifici e monumenti di grande richiamo, mentre la progressiva industrializzazione, con l’andare del tempo, rischia di mettere in crisi il prezioso equilibrio che si respira da queste parti.
Speriamo che ciò non accada …
Ecco infine una breve scheda riassuntiva del paese di cui ho parlato:
MORROVALLE
Superficie: 42,60 chilometri quadrati
Abitanti: 8.500
Altezza: 246 metri sul livello del mare
Distanza dal capoluogo: 16 chilometri a est-nordest
Frazioni: Trodica, Stazione di Morrovalle, San Claudio
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